Teatro Dal Verme

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Il Teatro Dal Verme venne inaugurato il 22 settembre 1872, in un’area dove otto anni prima era stato aperto un baraccone di spettacoli equestri e circensi, e che ora è via San Giovanni sul Muro.
Largo Cairoli a Milano nei primi del 900. A sinistra della statua di Garibaldi, il Teatro Dal Verme; a destra, l'edificio del Teatro Eden - Taverna Rossa
Largo Cairoli a Milano nei primi del 900. A sinistra della statua di Garibaldi, il Teatro Dal Verme; a destra, l’edificio del Teatro Eden – Taverna Rossa

Il nome deriva dal conte Francesco Dal Verme, che acquistò l’area su cui fece edificare il teatro perché la clientela della precedente attività disturbava sia lui che il vicinato.1Manzella, Domenico e Pozzi, Emilio, I teatri di Milano, Milano, Mursia, 1971, p. 113.

Il luogo, fisicamente quasi esterno a ciò era effettivamente la città al tempo, permetteva di avere ampi spazi circostanti. Così il Dal Verme fu una sorta di anticipatore moderno ed elegante delle strutture che, oltre allo spettacolo, offrivano servizi integrati come una birreria-ristorante (accessibile anche in modo indipendente dal teatro).2Canella, Guido, Il sistema teatrale a Milano, Bari, Dedalo, 1966, p. 79.

Al tempo era un luogo destinato a un pubblico popolare e piccolo borghese. In un primo tempo, la programmazione prevedeva soprattutto la lirica, qualche commedia, con occasionali eventi equestri, di circo e varietà (nel ’29 vi si esibì anche Charlie Rivel, nel ’31 il Circo Barnum, Grock e l’illusionista Dante) in linea con l’attività precedente.

Nel 1907 vi fece capolino anche l’operetta con un evento di rilievo: la prima italiana de La vedova allegra di Franz Lehár. Gli impresari Suvini e Zerboni, che al tempo gestivano il teatro insieme a numerosi altri in città, avevano aggiunto un tocco leggero al cartellone del Dal Verme. Portare Die lustige Witwe in Italia era una scommessa che i due effettivamente vinsero: «l’indomani tutta Milano fischiava e cantava Tace il labbro, È scabroso le donne studiar e tutti gli altri brillanti, nostalgici, travolgenti motivi lehariani».3Falconi, Dino e Frattini, Angelo, Guida alla Rivista e all’operetta, Milano, Academia Casa editrice, 1953, pp. 51-53.

Per tutti gli anni ’20, alle opere liriche si alternarono operette e spettacoli di rivista con compagnie di rilievo sia italiane che straniere.

Nei primi anni ’30 venne aggiunto anche l’impianto per la proiezione cinematografica, permettendo di alternare alle opere e operette – sempre meno frequenti – una fitta programmazione di film, in genere con avanspettacolo abbinato.

Nel ’43 fu tra gli edifici danneggiati dai bombardamenti. A farne le spese furono soprattutto la caratteristica cupola e parte degli interni.

Venne riaperto nel luglio del ’49 con una nuova rivista e una compagnia creata appositamente per l’occasione: Sotto i ponti del Naviglio, con la bolognese Pina Renzi e il milanesissimo Tino Scotti.4Anonimo, “Nuove vicende di un vecchio teatro”, Corriere d’Informazione, 15.7.1949, p. 2.

Il cast di "Forse che sud... forse che nord", in scena al Teatro Dal Verme di Milano nel 1950-51 (immagine tratta da "Il teatro di rivista" di A. Polacci)
Il cast di “Forse che sud… forse che nord”, in scena al Teatro Dal Verme di Milano nel 1950-51 (immagine tratta da “Il teatro di rivista” di A. Polacci)

Il Dal Verme proseguì per tutti gli anni ’50 con una programmazione cinematografica di seconda visione, con alcuni spettacoli di rivista, qualche concerto (nel maggio del ’59 vi suonò anche Louis Armstrong5V.F., “Molti fischi per Armstrong”, Corriere d’Informazione, 6.5.1959, p. 9.) e appuntamenti politici.

Dagli anni ’60 cominciò per il Dal Verme un percorso accidentato conclusosi solo nel 2001.

Nel ’64 partì un primo progetto di ristrutturazione a cura degli architetti Ernesto Rogers e Marco Zanuso per trasformarlo nella nuova sede del Piccolo, ma tutto si bloccò per mancanza di fondi portando alla chiusura del teatro al termine del decennio.

Nell’87 venne firmata una convenzione tra RAI e Comune e Provincia di Milano (proprietari del Dal Verme dall’81) per ristrutturarlo e trasformarlo in auditorium, ma nel 1994 – a lavori già iniziati – il progetto fu annullato.

Ripreso possesso del teatro nel ’98, il Comune e la Provincia di Milano riuscirono finalmente a ristrutturarlo, inaugurando il nuovo Teatro Dal Verme il 5 aprile 2001.


In cartellone

Selezione6L’elenco, che non ha pretese di esaustività, è compilato sulla base della consultazione dei quotidiani dell’epoca. degli spettacoli di rivista in cartellone al teatro Dal Verme dal 1924 al 1958.

1924-25
Pupo giallo, rivista della Compagnia del Pupo Giallo

1925-26
Il vile pedone milanese, rivista di Carlo Rota
C’est Paris, rivista della compagnia Ba-Ta-Clan

1926-27
Black People, spettacolo della Rivista americana del popolo negro
Mille e una… donna, di Ripp e Bel Ami, con la Compagnia d’operette e riviste Maresca diretta da Achille Maresca, Totò, Angela Ippaviz, Minnie Lises, Alfredo Orsini
1927, rivista della compagnia Ba-Ta-Clan

1927-28
The Black Follies, con Louis Douglas, Babe Goines, Boby Vincent

1928-1929
Sì… sì… Susette, di Ripp e Bel Ami, con la Compagnia Maresca diretta da Achille Maresca, Totò, Angela Ippaviz, Minnie Lises, Alfredo Orsini e l’orchestra argentina di Eduardo Bianco
La stella del charleston, di Manca e Refrain, con la Compagnia Maresca

1929-30
Olè! Olè!, di Amichatis e Sugrany, con la Compagnia di riviste spagnole di Manuel Sugranes, Lydia Francis, Miss Dolly, Enrigueta Pereda, Sacha Gaudine, Carmen Molinas

1931-32
Donne all’inferno e Il trionfo della rivista, di Emil Schwarz, musiche di Fritz Lehner, con la Compagnia di riviste Schwarz
Grand Hôtel, avanspettacolo della compagnia Riccioli
Music-Hall, avanspettacolo con Gabrè

1938-39
Avanspettacolo con Aldo Fabrizi

1942-43
Pazzo d’amore, con Renato Rascel, Tina De Mola

1949-50
Sotto i ponti del Naviglio, di Alfredo Bracchi, musiche di Ferruccio Martinelli, con Pina Renzi, Tino Scotti, Fausto Tommei, Irene D’Artea, Ermanno Roveri, Giacomo Rondinella
Addio, vecchia periferia, di Alfredo Bracchi, musiche di Ferruccio Martinelli, con Pina Renzi, Mario Carotenuto, Irene D’Astrea, Ermanno Roveri, Franco Parenti, Gino Ravazzini, Vando, Gerry Bruno

1950-51
Forse che sud… forse che nord, di Alfredo Polacci, musiche di Ferruccio Martinelli, con Pina Renzi, Beniamino Maggio, Franco Sportelli

1957-58
Non sparate alla cicogna, con Macario, Sandra Mondaini, Pietro De Vico, Anna Campori


 

Note   [ + ]

1. Manzella, Domenico e Pozzi, Emilio, I teatri di Milano, Milano, Mursia, 1971, p. 113.
2. Canella, Guido, Il sistema teatrale a Milano, Bari, Dedalo, 1966, p. 79.
3. Falconi, Dino e Frattini, Angelo, Guida alla Rivista e all’operetta, Milano, Academia Casa editrice, 1953, pp. 51-53.
4. Anonimo, “Nuove vicende di un vecchio teatro”, Corriere d’Informazione, 15.7.1949, p. 2.
5. V.F., “Molti fischi per Armstrong”, Corriere d’Informazione, 6.5.1959, p. 9.
6. L’elenco, che non ha pretese di esaustività, è compilato sulla base della consultazione dei quotidiani dell’epoca.
Attilio Reinhardt

Attilio Reinhardt

Il curatore di MilanoVarieta.it è Attilio Reinhardt, autore di pubblicazioni dedicate alla storia e alla cultura del teatro leggero, oltre che entertainer e presentatore di spettacoli di varietà. Dal 2006 a oggi è stato protagonista della scena burlesque, venendo soprannominato “Ambasciatore del burlesque in Italia” a seguito di tanti spettacoli dal vivo e progetti editoriali dedicati all’argomento, come il sito Burlesque.it e il libro Burlesque: curve assassine, sorrisi di fuoco e piume di struzzo. Nel 2013 ha creato il sito Kabarett.it, dedicato al genere d’intrattenimento teatrale tedesco, popolare nel periodo tra le due Guerre Mondiali. Sullo stesso argomento, ha collaborato come columnist con Il Mitte, il quotidiano italiano di Berlino. Nella stagione 2015/2016 ha scritto e condotto con Sara Cassinotti il programma Radio Variété, su Radio BlaBla, dedicato agli artisti del "nuovo varietà" italiano. Da settembre 2016 conduce la seconda stagione del suo show mensile Variété Night alla Maison Milano.