Cos’è il Varietà

Share Button

Locandina di uno spettacolo di varietà nell'arena estiva del Teatro Eden di Milano.

Per parlare del varietà a Milano, dedichiamo qualche riga al significato che diamo in questo sito alla parola “varietà”.

Deriva da variété, un termine francese usato in mezza Europa per definire la stessa tipologia di intrattenimento: uno spettacolo d’arte varia, in cui si alternano diversi numeri di musica, circo, magia, comicità, spesso senza nessun filo conduttore.

Attualmente con il termine varietà ci si riferisce genericamente allo spettacolo leggero1Pretini, Giancarlo, Spettacolo leggero: dal music-hall, al varietà, alla rivista, al musical, Udine, Trapezio libri, 1997, p. 53., includendo anche parte di ciò che è venuto prima e dopo del varietà vero e proprio, come music-hall, café-chantant, rivista, avanspettacolo, commedia musicale, cabaret, ecc.

In questo questo sito preferiamo occuparci soprattutto dei generi che effettivamente contengono quegli elementi di “arte varia” legati da nient’altro che il palco, o al limite da una esilissima trama. Qui vedremo che alcuni di essi hanno origini soprattutto francesi, mentre attraverso le pagine del sito scopriremo come abbiano trovato terreno fertile a Milano.

Locandina dell'Alcazar d'Été, uno dei café-concert parigini, attivo dal 1860 al 1914 (Photo (C) RMN-Grand Palais (MuCEM) / Jean-Gilles Berizzi)
Locandina dell’Alcazar d’Été, uno dei café-concert parigini, attivo dal 1860 al 1914 (Photo (C) RMN-Grand Palais (MuCEM) / Jean-Gilles Berizzi)
Dalla Francia…

I primi esempi di spettacoli in cui convogliavano diversi generi erano i café-chantant e i café-concert2Il termine café-chantant inizialmente indicava il luogo in cui avveniva lo spettacolo, poi definì anche il tipo d’intrattenimento. Si trattava di esecuzioni al piano, talvolta con accompagnamento di violino e violoncello, di antiche chansons e canzonette, cantate con solisti, duetti, trii. parigini che dalla seconda metà dell’Ottocento3Questo avvenne in seguito all’abolizione del monopolio dei teatri per la produzione di spettacoli datato 1791 e a una ulteriore concessione del 1867. proposero prima piccoli concerti di musica e canzoni, secondo un repertorio che comprendeva brani d’opera, operetta, opera comica, arrivando poi ad ampliare la proposta fino a prosa, danza e acrobazie

Dai piccoli locali e caffè alla nascita dei primi teatri di varietà, il passo fu breve: l’Éden-Concert, l’Alcazar e alcuni dei più famosi, tutt’ora in attività, come il Bataclan, le Folies Bergère, il Moulin-Rouge.

… all’Italia

Per quanto ci riguarda, scegliamo di indicare come momento di nascita del varietà in Italia il 1891, anno di apertura del Salone Margherita a Napoli: se non il primissimo, almeno uno dei primi4Morosi, Antonio, Il teatro di varietà in Italia, Firenze, Guido Calvetti Editore, 1901, p. 12. e sicuramente il più importante dei café-chantant degli albori di questo genere nel nostro Paese.

Lo stesso anno aprì a Milano il Salone Caffè Concerto Morisetti, che consideriamo il capostipite dei vari luoghi meneghini di intrattenimento leggero. Al tempo, Napoli, Milano e Roma erano i punti di riferimento dei varietà nazionali sia per quantità che per qualità. Così, tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, lungo la penisola fiorirono non meno di trenta, trentacinque grandi café-chantant, poi teatri di varietà5Ramo, Luciano, Storia del Varietà, Milano, Garzanti, 1956, p. 69..

Lo sviluppo successivo avvenne negli anni ’20, con l’incontro tra il varietà, l’operetta e la rivista.

Nella Regini, attrice e cantante d'operetta prestata alla rivista (immagine tratta dal volume "Guida alla rivista" di Falconi e Frattini)
Nella Regini, attrice e cantante d’operetta prestata alla rivista (immagine tratta dal volume “Guida alla rivista” di Falconi e Frattini)
La rivista e la rivista a grande spettacolo

La revue nacque in Francia, nel Settecento. Era un genere di spettacolo in cui venivano passati in rassegna i fatti d’attualità, spesso con toni satirici.

La prima rivista italiana fu probabilmente Se sa minga, messa in scena nel 1866 al Teatro Fossati di Milano, con parodie di canzoni famose i cui testi venivano modificati per ironizzare sui personaggi pubblici.

A fine secolo, in Francia si diffuse l’evoluzione del genere: la revue à grand spectacle, caratterizzata da un notevole sfarzo e un maggiore impegno tecnico e produttivo. La prima fu Place au jeûne al Folies Bergère nel 18866Stanton, Sarah, The Cambridge Paperback Guide to Theatre, Cambridge, Cambridge University Press, 2010, p. 310.

In Italia, invece, qualcosa di simile si vide nel 1924 con Straccinaria, creata da Fraccaroli, Simoni e Lombardi. Questa può essere considerata una sorta di primo punto d’unione tra l’operetta (che al tempo andava per la maggiore), la rivista e il varietà. Il primo genere era rappresentato dallo stile canoro della protagonista Nella Regini (diva dell’operetta, appunto), il secondo dalle tematiche d’attualità sbeffeggiate di ogni quadro, il terzo dalla messinscena ricca e lussuosa7De Matteis, Stefano, Lombardi, Martina e Somaré, Marilena (a cura di), Follie del varietà, Milano, Feltrinelli, 1980, p.128..

Il corpo di ballo dello spettacolo "Zizi & Co." (immagine tratta dal volume "Follie del varietà" di De Matteis, Lombardi e Somaré)
Il corpo di ballo dello spettacolo “Zizi & Co.” (immagine tratta dal volume “Follie del varietà” di De Matteis, Lombardi e Somaré)

Straccinaria divenne così una sorta di precedente della rivista a grande spettacolo8Quargnolo, Mario, Dal tramonto dell’operetta al tramonto della rivista, Milano, Pan Editrice, 1980, p. 12., in compagnia di Al Cavallino Bianco, altro spettacolo a metà strada tra l’operetta e la rivista, messo in scena in Germania, che fece il suo debutto nella versione italiana al Teatro Lirico di Milano nel 1931.

Negli anni successivi, quando il genere si diffuse, venne chiamato più sinteticamente rivista.

Sui suoi palchi si esibirono artisti come Wanda Osiris, Carlo Dapporto, Nino Taranto, Macario, Renato Rascel, Elena Giusti, Ugo Tognazzi, Gino Bramieri, Delia Scala, Raimondo Vianello, Sandra Mondaini, Tino Scotti e numerosi altri.

Avanspettacolo

Tra il 1931 e il 1933, l’industria cinematografica del nostro Paese fu oggetto di una serie di leggi protezionistiche create dal regime: garanzie di sussidi in base agli incassi, obbligo per le sale di proiettare un determinato numero di film italiani, tasse sulle pellicole straniere e un fondo riservato ai premi alle opere di qualità.

Molti proprietari dei teatri che, fino ad allora, avevano ospitato solo rappresentazioni dal vivo, scelsero di approfittare della possibilità e affiancare la programmazione cinematografica a quella degli spettacoli di rivista, facendo nascere così l’avanspettacolo.

Gli artisti che potevano contare sui produttori o che comunque potevano permettersi di investire sui propri spettacoli, non scesero a compromessi e proseguirono con il teatro. Gli altri dovettero accettare di dare sempre maggiore spazio alle proiezioni, fino a limitarsi a precedere il film – vera attrazione della serata – con un’ora di spettacolo9AAVV, Dizionario dello spettacolo del ‘900, Milano, Baldini & Castoldi, 1998, p. 52..

I componenti del Teatro dei Gobbi: Vittorio Caprioli, Franca Valeri e Alberto Bonucci (immagine tratta dal volume “Guida alla rivista” di Falconi e Frattini)
I componenti del Teatro dei Gobbi: Vittorio Caprioli, Franca Valeri e Alberto Bonucci (immagine tratta dal volume “Guida alla rivista” di Falconi e Frattini)
La rivista da camera

Negli anni ’50 la grande rivista comincia ad accusare qualche stanchezza. Nasce un sottogenere che abbandona gli eccessi di sfarzo e frivolezza in favore di una messinscena asciutta e sintetica: è la rivista da camera.

Caratterizzata da un umorismo più sofisticato e colto (non a caso viene chiamata anche rivista di cervello), talvolta persino surreale, è portata al successo dal Teatro dei Gobbi (Franca Valeri, Alberto Bonucci e Vittorio Caprioli) e dal trio Dario Fo, Giustino Durano e Franco Parenti.

La commedia musicale

Al contempo nasce un altro genere: la commedia musicale. Qui la trama torna a essere strutturata e ad avere una sua importanza fondamentale (l’avevamo quasi abbandonata dopo l’operetta), la narrazione è basata su un’alternanza di dialoghi in prosa e canzoni, la messinscena è complessa ma comunque coerente con il tema.

È il momento di Garinei e Giovannini, re incontrastati del genere con grandi successi come Attanasio, cavallo vanesio (1952), Rugantino (1962), Aggiungi un posto a tavola (1974) e oltre.

Ma nella commedia musicale viene meno l’alternanza delle arti varie, allontanando definitivamente questo nuovo genere dall’antenato varietà.

Contemporaneamente la rivista da camera si “scioglie” nel cabaret10Qui il termine “cabaret” è usato nell’accezione italiana, tendenzialmente ristretta ai monologhi o dialoghi comici. In altri Paesi europei è maggiormente legato alla sperimentazione di linguaggi differenti. Si veda anche il sito Kabarett.it., lasciandosi – almeno in parte – alle spalle la rigida struttura teatrale in favore di una maggiore libertà espressiva e, in alcuni casi, del gusto per l’improvvisazione.

Così termina il percorso storico di nascita e sviluppo del varietà e dei tipi di spettacolo che ha generato. Ma, naturalmente, questo non significa che il genere sia morto. Piuttosto si è trasformato, si è adattato ai cambiamenti dei gusti del pubblico. Un esempio contemporaneo è il dinner show che, con la sua formula che abbina la cena allo spettacolo, ha molti elementi in comune con il café-chantant e può esserne considerato una versione moderna.

Questo sito ha lo scopo di raccogliere in rete la memoria del passato di questo tipo di intrattenimento a Milano ed eventualmente stimolare nuove iniziative che non siano solo nostalgiche, ma abbiano un’apertura verso un possibile futuro del varietà.

Note   [ + ]

1. Pretini, Giancarlo, Spettacolo leggero: dal music-hall, al varietà, alla rivista, al musical, Udine, Trapezio libri, 1997, p. 53.
2. Il termine café-chantant inizialmente indicava il luogo in cui avveniva lo spettacolo, poi definì anche il tipo d’intrattenimento. Si trattava di esecuzioni al piano, talvolta con accompagnamento di violino e violoncello, di antiche chansons e canzonette, cantate con solisti, duetti, trii.
3. Questo avvenne in seguito all’abolizione del monopolio dei teatri per la produzione di spettacoli datato 1791 e a una ulteriore concessione del 1867.
4. Morosi, Antonio, Il teatro di varietà in Italia, Firenze, Guido Calvetti Editore, 1901, p. 12.
5. Ramo, Luciano, Storia del Varietà, Milano, Garzanti, 1956, p. 69.
6. Stanton, Sarah, The Cambridge Paperback Guide to Theatre, Cambridge, Cambridge University Press, 2010, p. 310
7. De Matteis, Stefano, Lombardi, Martina e Somaré, Marilena (a cura di), Follie del varietà, Milano, Feltrinelli, 1980, p.128.
8. Quargnolo, Mario, Dal tramonto dell’operetta al tramonto della rivista, Milano, Pan Editrice, 1980, p. 12.
9. AAVV, Dizionario dello spettacolo del ‘900, Milano, Baldini & Castoldi, 1998, p. 52.
10. Qui il termine “cabaret” è usato nell’accezione italiana, tendenzialmente ristretta ai monologhi o dialoghi comici. In altri Paesi europei è maggiormente legato alla sperimentazione di linguaggi differenti. Si veda anche il sito Kabarett.it.